Lavoro, niente da festeggiare, lo sfruttamento ci uccide

Arrivano ad 819 gli infortuni riconosciuti nel viterbese, quasi il doppio dello scorso anno

Viterbo -

Fra il 28 Aprile, giornata mondiale per la salute e sicurezza nei posti di lavoro e il 1 Maggio, festa dei lavoratori, abbiamo sentito tanti, troppi parlare di diritti e dignità dei lavoratori. Tre giorni e solo parole, intano veniamo uccisi nelle fabbriche, nei centri commerciali, nei magazzini, nei campi e perfino in mezzo alla strada.

In base ai dati Inail, gli infortuni sono aumentati del 48% rispetto lo stesso periodo dello scorso anno, raggiungendo le 122 mila con un aumento di quelli mortali del 10%. A Viterbo, allo stesso modo, gli infortuni sono stati 819, quasi il doppio rispetto lo scorso anno, di cui 256 solo a Marzo.

Non ci accontentiamo di chi prova a illudere con la scusa che sono aumentati gli infortuni solo per la ripresa totale delle attività produttive dopo il Covid, nessun lavoratore deve rimanere ucciso o mutilato dal proprio lavoro.

Quello che accade non è frutto di un errore o della casualità che un incidente possa accadere, ma la conseguenza diretta delle situazioni di sfruttamento vissute e degli abusi commessi dai datori. Orari prolungati, senza stacchi e continui cambiamenti nella turnazione non consentono il dovuto riposo, esponendo al rischio i lavoratori stremati. Ci sono, poi, vere e proprie manipolazioni da parte delle aziende, delle misure di sicurezza previste. I macchinari vengono modificati, togliendo freni e meccanismi di sicurezza, pur di accelerare la produzione, in questo modo si rimane impigliati, fino alla perdita di un arto o della vita stessa.

Pochissimi i dispositivi di sicurezza forniti, nelle campagne di Viterbo sono gli stessi lavoratori a comprarsi scarpe e guanti, l’azienda fornisce soltanto un coltello per la raccolta. Così come per le lavoratrici delle pulizie negli uffici pubblici, che maneggiano solventi e sostanze a rischio senza mascherine né protezioni per gli occhi oppure gli edili, arrampicati sulle impalcature anche a 30 metri di altezza con, quando va bene, solo un caschetto.

Questi sono solo i dati ufficiali, almeno il 30% degli infortuni, anche mortali e malattie professionali sfuggono dalle statistiche ufficiali. Molti lavoratori vengono obbligati a non denunciare quanto davvero accaduto o verranno licenziati o addirittura mai più assunti nel circondario. Le stesse regole imposte dall’Inail però escludono molti, pensiamo ai lavoratori stranieri, che popolano le nostre campagne. Se hanno un incidente nel raggiungere o lasciare i campi, magari guidando un piccolo motorino vista la lontananza dal centro città, non sono riconosciuti né assicurati se non in possesso della patente previste.

Diventano fumo, sfruttati nei luoghi di lavoro finché serve, nulla se morti o mutilati.

Organizziamoci insieme per diventare sempre più una forza che spaventi i datori di lavoro che ci vogliono morti pur di continuare a guadagnare, occupiamo questi posti dove non vengono rispettate le misure di salute e sicurezza.

Usb ha lanciato una campagna nazionale per l’introduzione del reato di Omicidio sul lavoro, perché non siamo morti bianche, ma vittime di un sistema di sfruttamento che ci uccide.

 

Firma anche tu al link: chng.it/xFCmmfBR

 

Usb Viterbo

Luca Paolocci

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