Innocenzo, NON si può ancora morire a 26 anni schiacciati dal trattore

Nel 2019, In Italia, nell’era tecnologica si può ancora morire a 26 anni schiacciati dal trattore.

Viterbo -

Innocenzo è morto ieri, a 26 anni, mentre tornava dalle campagne schiacciato dal trattore che stava guidando.

 

In Italia, dall’inizio dell’anno, sono 53 i lavoratori morti allo stesso modo, tre solo nella giornata di ieri, 12 in appena dieci giorni (fonte: Osservatorio indipendente di Bologna morti sul lavoro).

 

Il settore agricolo, insieme ad edilizia e metallurgia, è uno dei più esposti ad infortuni, anche con esito mortale, e malattie professionali.

 

Non importa che i lavoratori siano proprietari o braccianti, la mancanza di sicurezza uccide allo stesso modo.

 

Nella Tuscia, gli infortuni nel settore incidono del 12% su quelli totali, una media pari a circa il doppio di quella nazionale (fonte Inail).

 

L’Usb ha avviato un’inchiesta sul territorio per conoscere, al di là dei soli dati ufficiali, le reali condizioni in cui sono costretti ad operare coloro che tutti i giorni vivono la terra e la natura. I dati emersi sono allarmanti, la salute dei lavoratori è completamente affidata a loro stessi, alle loro conoscenze e disponibilità economiche nel procurarsi i dispositivi necessari. Una pratica illegale.

 

In caso di braccianti, il datore infatti è obbligato a fornire tutti i Dpi previsti per legge e a prevenire eventuali situazioni di rischio.

 

In caso di agricoltori, lo Stato è obbligato a fornire formazione ed incentivi economici per la messa in sicurezza dei mezzi e per dotarsi di tutti i dispositivi necessari.

 

Ad oggi, nonostante le continue e pressanti richieste, il governo non ha mai preso parola in proposito, dal suo insediamento lo scorso giugno, i morti schiacciati dal trattore sono stati 153.

 

L’Usb è accanto alla famiglia di Innocenzo e alle comunità di Vallerano e Vignanello. Comunità che, come altre nella Tuscia, vengono dalla terra e dalle lotte contadine e conoscono bene il valore del lavoro agricolo e il rispetto per l’uomo e l’ambiente circostante.

 

L’Unione sindacale di base esorta gli amministratori locali ad unirsi alle parti sociali e agli organi ispettivi per tutelare la vita dei lavoratori sia agendo in ambito locale sia facendo pressione su regione e governo.

 

Non si deve più morire sui campi, di fame o sotto il sole, o schiacciati nel tentativo di raggiungerli.

 

L’agricoltura deve tornare ad essere identità culturale, patto e rispetto con la natura e non solo strumento di profitto in mano alle multinazionali della Grande distribuzione organizzata.

 

Solidarietà e vicinanza alla famiglia di Innocenzo e alle comunità di Vallerano e Vignanello.

 

Usb Federazione del sociale

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