Commercio, Usb scende in piazza contro flessibilità e turni estenuanti

Viterbo -

Il Commercio, ultimo anello della catena del valore, è il settore su cui si sperimentano maggiormente contratti precari e riduzione di diritti, a partire dalla gestione dell’orario di lavoro e dei turni.

Dopo le liberalizzazioni, i datori abusano della flessibilità, allungando i turni e i ritmi di lavoro.

Per i lavoratori full time, i turni diventano estenuanti, sopratutto con l’avvicinarsi dei periodi festivi. I datori invece di assumere personale, impongono continui straordinari, adibendo i dipendenti a qualsiasi mansione si renda necessaria nel momento. I lavoratori così, senza le adeguate protezioni e la specifica formazione, sono costretti a barcamenarsi fra lo scarico merci, la sistemazione degli scaffali e la gestione dei banchi. Se poi c’è molta folla in negozio, vengono chiamati anche alla cassa, con tutte le responsabilità del ruolo e il rischio di doversi sobbarcare possibili errori.

Allo stesso modo, la flessibilità pesa anche sui lavoratori part time, con orari frammentati e turni imposti con al massimo una settimana di preavviso, senza alcun tipo di consultazione né con i lavoratori né con le rappresentanze sindacali.

Nella maggior parte dei casi, la scelta del part time non è libera, ma l’unica possibilità per l’assunzione, l’orario di lavoro viene spalmato su tutta la giornata, obbligando di fatto i dipendenti a rimanere all’interno del negozio o nelle sue vicinanze.

Ai lavoratori del commercio non viene concesso nemmeno il giusto tempo di pausa che permetterebbe il recupero fisico, pensiamo alla misera pausa di 10 minuti per almeno sei ore di turno, in cui dovrebbe essere consumato anche il pasto. Oppure la difficoltà con cui i lavoratori possono chiedere una sostituzione per recarsi in bagno, nonostante la giurisprudenza abbia condannato le aziende che mettono in atto questo divieto.

I tempi e i ritmi della vendita al cliente superano le otto, sei o quattro ore ufficialmente registrate, destrutturando la vita quotidiana dei lavoratori.

L’ulteriore peggioramento della situazione è stato il rinnovo contrattuale di Federdistribuzione, sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil, l’azienda può costringere i dipendenti a superare il proprio monte orario fino a 16 settimane l’anno.

L’Usb al fianco dei lavoratori del settore lotta tutti i giorni sui posti di lavoro e le recenti vittorie sul riconoscimento del tempo tuta come tempo di lavoro sono l’esempio reale di quanto il tempo di lavoro vada ben oltre le semplici ore contrattuali.

I lavoratori sono riusciti a farsi riconoscere il tempo della vestizione come tempo di lavoro, riducendo, di fatto, l’orario di lavoro a parità di salario.

Non fermiamo le lotte, riprendiamo il nostro tempo

L’Unione Sindacale di Base, insieme ai lavoratori, pretende:

  • part time con orari certi e prestabiliti;

  • l’annullamento della flessibilità lavorativa su tutti i contratti nazionali;

  • la diminuzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

 

Usb Viterbo

Luca Paolocci