Casa di cura Santa Teresa, quale futuro per 116 lavoratori? USB non molla

Molti i lavori in difficoltà, nel comparto sanità a Viterbo, specie nel privato. Abbiamo raggiunto l’Unione sindacale di base (USB) per un’intervista con Aurelio Neri e Luca Paolocci che si occupano del settore sanità, dopo gli accordi che hanno messo in contratto di solidarietà oltre cento lavoratori della clinica Santa Teresa a metà settembre per conoscere sviluppi della situazione.

Viterbo -

D.: Ci sono più di cento lavoratori che sono in contratto di solidarietà. Che cosa è successo, recentemente con gli accordi sindacali che hanno portato a tutto questo?

 

R. Neri: “Recentemente è successo che questi lavoratori hanno fatto la cassa integrazione in deroga per oltre un anno, quasi due anni, tutta quella che è stata utilizzata dalla Regione; per cui avendo dato fondo a tutti gli ammortizzatori sociali previsti e disponibili presso la Regione Lazio ci si è ‘inventati’ questa solidarietà fra i lavoratori che a nostro avviso comincia a non essere più giustificabile, nel senso che dal punto di vista di assistenza stiamo ai minimi essenziali previsti per l’accreditamento e mettere fuori servizio anche per un certo discreto numero di ore questi lavoratori comporta inevitabilmente ad una riduzione di organico che non garantisce più comunque, oltre chiaramente allo stipendio dei lavoratori che subirebbe una decurtazione abnorme, l’assistenza necessaria ai pazienti”.

 

D.: Come sono inquadrati i lavoratori, qual è la situazione dal punto di vista della gestione dei contratti alla luce di questo evento?

 

R. Paolocci: “Prima di arrivare all’inquadramento delle piccole note. A nostro avviso questo contratto di solidarietà, che noi siamo stati l’unico sindacato a non firmare in Regione e su specifico e preciso mandato dei lavoratori con i quali abbiamo condiviso un percorso durato mesi e fatto più assemblee, quindi sono i lavoratori che hanno detto ad un certo punto ‘basta, non ne possiamo più di vedere minato il nostro salario, il nostro stipendio perché così non ce la facciamo più’; soprattutto non si capisce quali siano le finalità di questa cassa integrazione e del contratto di solidarietà. A nostro avviso questo contratto di solidarietà non firmato da noi presenta molte e molteplici anomalie. La prima, è possibile fare un contratto di solidarietà, è possibile fare integrazione salariale da parte della Regione, da parte dello Stato quando ci sono lavoratori che hanno più di cinquanta o settanta giorni di ferie? La Legge 66/2003 parla molto chiaramente: nell’arco dell’anno devo fare almeno quindici giorni di ferie maturate nell’anno, vale a dire che quelle degli anni precedenti le devo avere svolte. Quindi non c’è nessun esubero, se ci troviamo davanti a lavoratori con cento giorni di ferie mi si faccia capire quale esubero c’è. C’è una cattiva gestione, a noi sembra. Ci sembra che, e lo verificheremo davanti agli organi competenti e con gli organi competenti, che nel corso della cassa integrazione siano state fatte delle assunzioni. Non so: ci siamo sbagliati noi a leggere la lista dei dipendenti che ci ha inviato l’azienda? Forse, lo verificheremo con l’azienda. Ci risulta che ci siano dei dipendenti, inquadrati come OTA che hanno una qualifica da OSS e che svolgono effettivamente lavori da OSS, anche questa è un’ulteriore anomalia. Questo è solo il principio di una serie di iniziative che ci porteranno ad impugnare integralmente il contratto di solidarietà”.

 

D.: Quanti sono i lavoratori?

 

R. Paolocci: “I lavoratori dell’azienda sono 170. I lavoratori interessati sono 116”.

 

D.: È l’unica realtà che voi seguite in questa condizione o simili?

 

R. Neri: “Assolutamente no, purtroppo. Questa è una condizione che sta investendo tutta la sanità privata ed anche quella pubblica sotto certi aspetti, perché con il blocco delle assunzioni siamo arrivati a livelli veramente di emergenza anche nell’ospedale pubblico. In questo momento è una realtà che coinvolge anche Villa Rosa, anche Villa Immacolata, cambi di contratti collettivi nazionali che prevedono oltre una decurtazione stipendiale un aumento di ore lavorative; questo è un gioco soprattutto per determinare quegli esuberi che dicono e che comunque non saranno mai giustificati perché già di esuberi non ce n’è mai stati. Il fatto che non si siano fatte più assunzioni a tempo determinato, assunzioni che garantivano le ferie a tutto il personale, è chiaro che non facendo più queste assunzioni il personale ha accumulato delle ferie, non le ha più potute fare. Se poi a tutto questo ci mettiamo che applichiamo unilateralmente un contratto che prevede due ore settimanali in più per ogni lavoratore, moltiplicate queste due ore per tutti i lavoratori ecco che 'scappano fuori' ulteriori lavoratori che invece servirebbero”.

 

D.: Riguardo i lavoratori della Santa Teresa, quali sono le azioni che intendete intraprendere, a questo punto?

 

R. Paolocci: “Innanzitutto scriveremo alla direzione provinciale del lavoro, all’Ispettorato, come comunemente viene chiamato ed all’INPS per dirgli: ‘è possibile a fronte della riduzione dell’orario del 30% che questi lavoratori non usufruiscano delle loro ferie’?. Loro devono usufruire delle loro ferie, dunque un’integrazione salariale che hanno guadagnato con il loro lavoro nel corso degli anni. Questa è la prima, immediata azione. Ogni lavoratore consegnerà, nel momento in cui gli viene dato il piano di lavoro della settimana successiva, una lettera dove dice ‘prima della riduzione di orario per solidarietà mi devi far smaltire le ferie’. Scriveremo anche all’INPS perché dopo diciotto mesi che si maturano le ferie l’azienda deve pagare i contributi; quindi questa azienda sta usufruendo da anni di contributi statali e, speriamo, sicuramente pagherà i contributi anche sulle ferie però scriveremo all’INPS per ricordargli che se si usufruisce di contributi da parte dello Stato bisogna adempiere in maniera esaustiva a tutti gli obblighi di Stato”.

 

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