Agricoltura, a nudo le radici dello sfruttamento nella Tuscia

Usb siede al tavolo in Prefettura portando la voce dei lavoratori

Viterbo -

Questa mattina si è svolto il Tavolo in Prefettura per l’attuazione del piano sul lavoro agricolo di qualità, presenti le parti sociali, gli enti preposti al controllo e le forze dell’ordine.

Prendiamo atto della volontà del Prefetto di convocare riunioni periodiche con lo scopo di tenere alta l’attenzione sull’argomento.

Ci auguriamo che, in base a quanto detto, queste non abbiano un carattere puramente formale e di facciata, ma essere una realistica analisi e denuncia di quanto davvero accade nelle campagne viterbesi, così come ha ribadito la delegazione Usb nelle persone di Monika Docze e Fabio Grillo dell’esecutivo del sindacato.

Rispetto all’intento del tavolo tenutosi, troviamo inappropriate quelle dichiarazioni sentite che cercano di sminuire quanto accade, derubricando lo sfruttamento subito dai lavoratori come pochi minuti in più, chiesti per finire la raccolta e solo in via eccezionale.

L’indagine ha portato all’attenzione della giustizia ciò che Usb denunciava da anni, giornate di lavoro doppie rispetto a quanto stabilito dai Contratti nazionali, 13 ore al giorno senza diritto a riposi, malattie o ferie. Nessuna sicurezza e inquadramenti al minimo pur di aumentare il profitto dell’azienda.

A questo quadro si aggiungono le minacce, sempre attuate, di licenziamento e impossibilità a ritrovare lavoro, per tutti coloro che provavano a chiedere il rispetto dei propri diritti.

Rispediamo al mittente pertanto tutte le dichiarazioni sentite oggi che provano ad addossare la colpa anche ai lavoratori “che devono denunciare”. I braccianti, sentendo la rete di intoccabilità intorno ai proprietari terrieri, non hanno la possibilità di esporsi, rischiando non solo il sostentamento, ma, data l’origine straniera della maggior parte, anche il permesso di soggiorno e la regolarità su suolo italiano.

Ribadiamo a tutti i lavoratori che uniti siamo una forza in grado, non solo di spaventare, ma di abbattere il sistema padronale e di sfruttamento che vige a Castel d’Asso, tanto più oggi.

Il processo in corso e, in particolare, il diritto di avere accesso al permesso di soggiorno per sfruttamento lavorativo, dimostrato a Viterbo dall’avvocato Carlo Mezzetti ci dà sempre più forza.

Non ci basta quanto fatto. Non fermeremo l’azione al fianco dei lavoratori del settore fino al pieno e totale raggiungimento di tutti i diritti, quelli già sanciti dalla legge e quelli che, negli anni ci hanno tolto, ma sono giusti e ci appartengono.

 

Usb Viterbo

Elisa Bianchini