SCIOPERO SOCIALE: A CIVITA CASTELLANA SOLIDARIETA' CON I LAVORATORI ACCIAIERIE DI TERNI

Civita castellana -

Lunedì 10/11/2014, Usb presidierà l’ufficio di collocamento di Civita Castellana, distribuendo volantini in vista dello sciopero sociale del 14 novembre, per solidarizzare con tutti i disoccupati e i lavoratori delle acciaierie di Terni. La cura proposta dal governo renzi nelle mani della banca centrale europea e del fondo monetario internazionale e’ la stessa che ha portato la grecia, il portogallo, cipro a un passo dalla bancarotta.

Favorire i licenziamenti illegittimi tutelati dall’articolo 18 non serve all’economia ma a rendere tutti ricattabili e quindi precari. Il contratto a tutele crescenti in verità è un contratto di “prova” che il datore di lavoro può, anche dopo anni, interrompere in ogni momento. Quindi tenerci tutti sotto ricatto. La scuola, come l’università torna ad essere “affare per pochi” senza cultura e al servizio delle esigenze delle imprese. Si taglia la sanità pubblica ma si finanziano le strutture private con aumento dei costi e abbassamento della qualità.

Dopo l’ottima riuscita dello sciopero generale da noi indetto lo scorso 24 ottobre USB continua la mobilitazione contro il JOBS ACT, il blocco dei contratti pubblici, la legge di stabilità 2015 del governo Renzi che opera un nuovo pesante taglio ai finanziamenti agli enti locali, che si tradurranno in un forsennato attacco ai servizi sociali, sanità scuola, asili, alle aziende pubbliche e partecipate, nell’aumento delle tariffe del trasporto pubblico e dei ticket e che determinerà il licenziamento di migliaia di precari dagli uffici pubblici.

USB partecipa alla giornata di lotta del 14 Novembre prossimo, secondo quanto deciso dal Coordinamento Nazionale del 27 Settembre attuando scioperi, mobilitazioni, iniziative decise a livello territoriale.

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LAVORO PRIVATO - TERNI

DA TERNI A TARANTO IN DIFESA DEL LAVORO

CONTRO LE SPECULAZIONI E PER LA NAZIONALIZZAZIONE DELL’INDUSTRIA DELL’ACCIAIO

 

Dopo una farsa durata mesi, l’AST scopre le sue carte e mette sul tavolo 537 licenziamenti e la chiusura di un altoforno, gettando così sulla strada centinaia di famiglie e mettendo un’ipoteca sul futuro dello stabilimento e del tessuto sociale e produttivo di Terni.

La sera stessa con un metodo liberticida il Governo Renzi faceva approvare la legge delega del Jobs Act, che smantella lo statuto dei lavoratori e stabilisce per legge il primato dell’impresa nei confronti dei lavoratori.

Quello cui stiamo assistendo a Terni, è il risultato di una politica di dismissioni e privatizzazioni che ha lasciato il settore dell’acciaio in mano a speculatori di ogni risma, completamente estranei al territorio, ma semplicemente interessati al profitto, costi quel che costi.

Gruppi industriali che come la Thyssen, l’Acelor Mittal si muovono nel continente europeo saccheggiando siti produttivi e territori, accaparrandosi fondi statali ed europei per poi migrare nuovamente verso nuove speculazioni, lasciandosi alle spalle disoccupazione e disastri ambientali.

Taranto, Torino, Terni per parlare dell’Italia, Montenegro e i paesi dell’Est Europa, dovunque i governi raccontano la stessa storia per attrarre capitali bisogna introdurre normative, accordi sindacali e leggi che consentono l’aumento dei ritmi, la riduzione dei salari e una maggiore precarietà. Il tutto accompagnato dalla riduzione dei controlli per la sicurezza ambientale di lavoratori e popolazione.

Anche a Terni l’atteggiamento dell’AST è stato agevolato dalla politica economica del governo nazionale e locale che hanno fatto una chiara scelta di campo a favore delle imprese.

La vergognosa proposta del Governo, con i 290 licenziamenti e i fondi destinati a gestire la dismissione, non solo sono la riproposizione del solito teatrino ma, di fatto, muovono verso le richieste dell’AST.

Se è vero che la produzione dell’acciaio sta attraversando una fase di crisi e allora è ancora più vero che non è possibile affrontarla con i criteri del profitto, perché questo vorrebbe dire diminuire i costi di produzione abbassando i salari e le tutele ambientali.

Uno speculatore non è disponibile a rischiare il suo capitale per investimenti tecnologici che consentano di aumentare la produzione rendendola più efficiente. Tanto più in una fase di crisi economica, non metterà mai 1 € per la tutela dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente.

Sono queste ragioni che ci portano a dire che un settore strategico come l’acciaio deve essere riportato sotto il controllo pubblico a Terni come a Taranto.

E’evidente a tutti che la lotta dei lavoratori dell’AST è la stessa battaglia in difesa dell’occupazione e dell’ambiente condotta dai lavoratori dell’ILVA.

 

“Resistere un minuto più del padrone” diceva uno slogan; ne avete la forza e la possibilità, in quest’Italia attraversata dalla crisi dove si sente solo la voce del padrone, la vostra lotta è vista con simpatia e solidarietà.

 

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