“Sanità, malati oncologici costretti a rivolgersi al privato” La denuncia di Usb Viterbo

Viterbo -

Quasi quotidianamente assistiamo a tagli di nastri o rinnovi di look di ospedali o reparti ma spesso dietro queste operazioni di maquillage si nascondono i drammi dei cittadini che hanno a che fare con le strutture della Asl.
La denuncia all’Usb questa volta è arrivata da parte di un malato oncologico che, nonostante le difficoltà della sua condizione, riferisce di essersi rivolto per ben due anni consecutivi presso la struttura della Cittadella della salute dove si sarebbe sentito rifiutare la prenotazione in esenzione di un marker tumorale perché la prestazione non sarebbe disponibile.
L’operatore dell’accettazione sarebbe stato costretto a rifiutare l’impegnativa del servizio sanitario nazionale perché non effettuabile presso la Asl di Viterbo.
Di conseguenza, il paziente avrebbe dovuto rivolgersi ad una struttura privata a pagamento. Un semplice prelievo, che va ripetuto ogni sei mesi, con un importo fino a 100 euro per ogni prestazione.
 
E chi non può permetterselo?
 
Questa situazione mostra come i livelli di assistenza pubblica nel Lazio, in particolare nella Tuscia, siano in continuo peggioramento a causa della gestione politica dissennata degli ultimi decenni, che purtroppo la giunta Zingaretti non ha mai invertito.
A fronte di spese sanitarie altissime per il sistema pubblico, ricordiamo come il 70% del bilancio della nostra Regione sia determinato dalla sanità, vengono tagliati servizi essenziali e diritti dei lavoratori.
Zingaretti, così come i suoi predecessori, si sono attivati fin dal loro insediamento per ridurre i costi. Non hanno pensato però di ridurre speculazioni e interessi privati , piuttosto si tende a “risparmiare” con appalti al massimo ribasso che, inevitabilmente producono impatti  negativi sul mondo del lavoro  e smantellano, attraverso le esternalizzazioni di interi settori, il Servizio Sanitario Nazionale.
La razionalizzazione della spesa che ha portato alla chiusura degli ospedali di zona e al ridimensionamento dei primi soccorso, non garantisce più i livelli minimi di assistenza a tutti gli assistiti, tanto che non vengono garantiti esami salva vita come i marker tumorali, per non parlare delle liste di attesa.
 
Questo caso è solo l’ultimo di una serie di denunce rivolte al sindacato da parte di lavoratori e utenti.
Nel ritenere invece inaccettabile che non vengano espletati, in strutture pubbliche, esami di tale rilevanza, previsti dal servizio sanitario nazionale, l’Usb chiede  pubblicamente alla Asl come pensa di risolvere la specifica questione di forte impatto sull’utenza. 

Usb Viterbo
Elisa Bianchi