La riscossa dei lavoratori InGrande di Tarquinia

Le tre sigle sindacali stanno a guardare, complici delle firme su contratti nazionali che portano i lavoratori alla flessibilità e a non poter accampare nessun diritto

Viterbo -

Continua, a Tarquinia, la rivolta dei lavoratori del supermercato InGrande. Questa vicenda iniziò nel 2013 quando Coop rilevò il gruppo Faranda, con 52 supermercati a marchio Despar e InGrande. La contropartita di questa operazione permise a Faranda di appropriarsi degli hard discount a marchio Dico della Coop. Insomma, un vero e proprio baratto, peccato che di mezzo ci sono i lavoratori, persone.

 

Ora, 2016, il punto di vendita InGrande di Tarquinia chiuderà. È quella che chiamano strategia di mercato. Coop acquisisce i suoi naturali competitori e poi li annienta. Non si possono tenere due supermercati nell'arco di trecento metri. Troppa dispersione di soldi, troppa confusione per i clienti. Così, il gigante Coop, divora, mastica e poi digerisce venti lavoratori della nostra provincia.

 

20 ragazzi e ragazze, venti famiglie che da domani dovranno ricominciare da capo, e riposizionarsi in un mercato stracolmo. Giovani, alcuni poco più che trentenni, che hanno moglie o marito, figli, un mutuo. Così di colpo la vita finisce, quando si pensava di potercela fare ad andare avanti.

 

Le tre sigle sindacali stanno a guardare, complici delle firme su contratti nazionali che portano i lavoratori alla flessibilità e a non poter accampare nessun diritto. Da poco queste venti anime si sono svegliate. La dignità e la consapevolezza di non essere carne da macello li ha fatti scendere in piazza, parlare, urlare il loro dolore alla gente. Già perché a volte siamo indotti a pensare che chi lavora nei negozi o nei supermercati non abbia una vita al di fuori di quella caserma. In fondo in fondo, sono merce come le mele che compriamo al bancone.

 

La solidarietà con gli altri lavoratori della grande distribuzione e la capacità di parlare, mettere al corrente la popolazione è l'unica arma che ora i lavoratori hanno. Dopo il Jobs Act e l'abolizione dell'articolo 18 non esiste più una tutela per i lavoratori.

 

Un marchio si può danneggiare, l'immagine di un colosso pure. Si possono sensibilizzare e informare le persone sulle politiche che le grandi catene attuano per aumentare il proprio capitale sulla pelle dei propri lavoratori. L'attività dei lavoratori InGrande continua su tutto l'alto Lazio.

 

20 lavoratori saranno presto licenziati, ma 20 coscienze hanno preso in mano la loro vita e daranno filo da torcere a chi li ha trattati come servi.

 

Emanuela Dei