Acqua pubblica, incontro in Prefettura del comitato “Non ce la beviamo”

Viterbo -

NewTuscia – VITERBO – Si è svolto l’incontro in Prefettura richiesto dal Comitato per l’acqua pubblica ” Noi non ce la beviamo” e una rappresentanza di Sindaci e Consiglieri Comunali, promotori della diffida al Presidente della Provincia, per esporre le ragioni della vertenzacomitato-non-ce-la-beviamo.

 

La coerenza e il rispetto della chiara volontà popolare espressa con il referendum sull’acqua pubblica impone scelte di gestione che siano prive di profitto e che abbiano come unico scopo l’ accesso all’acqua per ognuno a prescindere dalle condizioni sociali e economiche quale garanzia di un diritto inalienabile .

 

La vendita di quote della Talete all’ACEA rappresenta il passaggio a una gestione attraverso una società quotata in borsa , che ha come scopo il profitto , tradendo dunque la volontà popolare e consegnando il bene comune per eccellenza a una società che da Frosinone è stata già rifiutata per gravi inadempienze contrattuali .

 

Abbiamo espresso preoccupazione per le modalità con le quali il Presidente dell’ATO , Mauro Mazzola , sta portando avanti il processo di privatizzazione e chiesto che siano ristabilite legalità e rispetto delle norme coinvolgendo i Consigli Comunali e le Comunità nei processi decisionali .

 

Abbiamo espresso preoccupazione per una vicenda dai contorni che ci appaiono poco chiari e che vedrebbero una sorta di trattativa privata con una società quotata in borsa per una vendita di quote che dovrebbe almeno essere a evidenza pubblica, dunque al maggior offerente.

 

Abbiamo,pertanto, chiesto al Prefetto di verificare e monitorare i processi in atto.

 

Vogliamo che l’acqua non sia merce , quindi, siamo per chiudere l’esperienza Talete e per passare inizialmente a una gestione Consortile Comunale di piccoli bacini individuati su base idrografica così come stabilito nella legge regionale 5 , approvata all’unanimità dal consiglio del Lazio , e ancora non applicata fino ad arrivare alla gestione diretta del servizio idrico da parte del competente Comune, come avviene ancora in alcuni Comuni d’Italia e della nostra Provincia dove i costi delle bollette sono infinitamente inferiori a quelli imposti da qualsiasi Società commerciale.

 

Se il Presidente dell’ATO e l’Assemblea dei Sindaci decidessero di procedere , nonostante la diffida firmata da 92 tra Consiglieri Comunali e Sindaci , e senza passare dai Consigli comunali, ricorreremo a tutti i livelli e procederemo con una ferma mobilitazione per impedire che l’acqua sia privatizzata e per affermare che i beni comuni siano fuori dal mercato.

 

IL COMITATO NON CE LA BEVIAMO