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Contro le mutilazioni genitali femminili: informazione e prevenzione

Viterbo -

Il 6 febbraio è la Giornata Mondiale contro le mutilazioni genitali femminili. Questa pratica viene, oggi, usata in circa 23 paesi dell’Africa. Un tempo si pensava che le mutilazioni fossero un fenomeno limitato al continente africano, mentre, invece, sono praticate anche da comunità in Asia e Medioriente (India, Indonesia, Iran, Iraq, comunità curde, Malesia, Pakistan, Arabia Saudita e Yemen), all’interno di certi gruppi nell’America del Nord, Centrale e del Sud e in Australia, nonché tra le comunità migranti in Europa.

 

Tre i modi più praticati: Circoncisione infibulazione), è l'asportazione della punta della clitoride, con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche. Escissione del clitoride: asportazione della clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra. Infibulazione (o circoncisione faraonica o sudanese): asportazione della clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale.

L’età delle persone, di sesso femminile, sottoposte a tale trattamento può variare a seconda dello Stato di appartenenza: neonate in Nigeria, bambine in Somalia e adolescenti in Uganda.

Naturalmente tali pratiche, fatte il più delle volte da donne, sono il prodotto di una cultura patriarcale e maschilista in cui la donna è solo un oggetto da controllare e da scambiare. La donna non deve provare piacere visto che l’unico piacere riconosciuto è quello maschile e l’unico valore che una ragazza può offrirgli è la sua verginità e la certezza di portare avanti la razza, nel procreare figli maschi.

Nel 2010, 57mila donne e ragazze straniere tra i 15 e i 49 anni, con mutilazioni genitali femminili, vivevano in Italia nel 2010. La comunità nigeriana era la più colpita: circa 20.000 avevano subito mutilazioni (35,5% del totale colpito in Italia), poi quella egiziana (circa 18.600 cioè il 32,5%). Il restante 15% delle donne con mutilazioni genitali viene dall’Etiopia (5,5%), dall’Eritrea (4,9%) e dalla Somalia (4%).

AIDOS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo) presenta una piattaforma web europea per la formazione e prevenzione sull’argomento (http://uefgm.org/index.php/about/?lang=it) : “L’obiettivo del progetto” leggiamo sul sito “è sensibilizzare e migliorare le conoscenze sulle MGF tra i/le professionisti/e del settore sanitario e gli/le operatori/trici che lavorano nel settore dell’asilo in Europa, tra cui ostetriche, ginecologi/he, pediatri/e, infermieri/e, assistenti sanitari/e a domicilio, studenti/esse di medicina e infermieristica, giudici, funzionari/e che si occupano della valutazione delle domande di asilo, personale dei centri di accoglienza ai richiedenti asilo, polizia, funzionari/e incaricati/e della tutela dell’infanzia, assistenti sociali e ONG attive nel settore.”

 

Emanuela Dei