Sanità, personale abbandonato fra tagli e mancanza di sicurezza.

L’Usb Viterbo denuncia l’aumento delle aggressioni e degli infortuni a carico del personale medico ed infermieristico, prime vittime del taglio ai servizi pubblici e delle politiche di privatizzazione.

Viterbo -

Aumentano le aggressioni al personale sanitario sia all’interno delle strutture ospedaliere sia durante l’assistenza domiciliare (psichiatrica o riabilitativa). Nel 2017 ci sono stati 1500 casi di aggressione a medici, infermieri e personale sanitario, di cui 456 al Pronto Soccorso (dati QuotidianoSanità).

“Le aggressioni fisiche o verbali al personale sanitario sono lo specchio delle difficoltà vissute dai cittadini nell’accedere alla sanità pubblica -ha dichiarato Aurelio Neri dell’Usb Viterbo- Esse infatti si verificano maggiormente in quelle Regioni dove le cure sanitarie, ribadisco pubbliche, sono più carenti. Il Lazio si trova ai primi posti di questa triste classifica. Il diritto primario alla salute è stato ostacolato negli anni dalla chiusura, o dall’accorpamento, degli ospedali. Le strutture esistenti, pensiamo ad esempio al Belcolle, sono ormai troppo vecchie e inadatte per far fronte al numero di ricoveri”.

Nonostante le promesse di nuove assunzioni, che Zingaretti e la sua giunta annunciano da tempo, il personale è molto più che sotto organico. Ridotti al lumicino, i lavoratori sono costretti a turni massacranti, senza il giusto riposo compensativo, proprio grazie alla loro professionalità il sistema sanitario, in qualche modo, continua a reggere. Essi però sono sempre più esposti, non solo alle aggressioni, ma anche al verificarsi di infortuni, spesso gravi.

“Nel Lazio gli infortuni nel settore arrivano a 3 mila 500 casi (dati Inail). Nella città di Viterbo, rispetto a due anni fa, vi è stato un aumento del 7%, arrivando a 120 infortuni. -ha continuato Neri- A questi va aggiunto un 20% che non denuncia, in parte perchè soccorso nell’immediato dai colleghi, in parte perchè i lavoratori non hanno la possibilità di assentarsi o non sarebbe più garantita l’assistenza minima.”

Oggi si parla di militarizzare gli ospedali, con la diffusione di tecniche di autodifesa, ma il Sindacato di Base ribadisce come questa sia una banale soluzione tampone non in grado di far fronte al problema.

“Pensare di risolvere la situazione militarizzando gli ospedali, significa non aver compreso il problema -ha concluso Neri- E’ necessario restituire, agli occhi dei cittadini esasperati, dignità al sistema sanitario e ai suoi operatori. Per fare questo, bisogna, innanzitutto, stabilizzare i lavoratori interni e poi assumere nuovo personale, in aggiunta a quello a già operativo, così da abbattere le liste di attesa. Non è più tollerabile che interi reparti e strutture si reggano sul lavoro gratuito degli specializzandi o dei tirocinanti.

L’Usb Viterbo sostiene le lotte del personale sanitario, perchè la Sanità torni ad essere un diritto per i cittadini ed un orgoglio per i lavoratori e non la speculazione del politico di turno.

Elisa Bianchini