“La povertà non è una colpa” l’Usb Viterbo prende parola sul reddito di cittadinanza

Dopo giorni di fake news e tristissima satira, l’Usb Viterbo prende la parola sull’importanza,

 

non tanto del reddito di cittadinanza, ma del diritto al reddito

Viterbo -

 Le elezioni non hanno condotto solo all’instabilità governativa, ma si sono portate dietro una marea di polemiche riguardo il reddito di cittadinanza, con tanto di realistica descrizione di una fantomatica popolazione, prevalentemente meridionale, composta di nullafacenti e scansafatiche, già in fila per accedere a tale reddito e smettere così di lavorare. Chi ha creduto e diffuso questa immagine non sa che l’accesso a dispositivi di aiuto economico (come il Rei, attuato dal PD o il possibile reddito di cittadinanza) sono vincolati alla presa in carico della famiglia, che ne fa richiesta, da parte di assistenti sociali e agenzie per l’occupazione. L’unico modo di non essere esclusi dall’erogazione degli aiuti è accettare qualsiasi lavoro proposto, quasi tutti lontani dalle loro reali professionalità e a bassissimo costo.

“Il supporto alla povertà -ha dichiarato il sindacato- non può agevolare quei meccanismi che la povertà l’hanno creata. Oggi i nuovi poveri sono coloro che lavorano, anche con più di un’occupazione, ma rimangono sotto la soglia della povertà. Questo perché si è diffuso un cattivo lavoro, precario, senza sicurezza e con un pagamento orario che non supera i 5 euro. Qualsiasi supporto alla povertà non può costringere chi ne fa richiesta ad accettare quel cattivo lavoro che è la causa di tale povertà”.
L’errore alla base di entrambi i modelli è la visione della povertà: questa viene Infatti considerata come una colpa.
Ad oggi, il messaggio politico e mediatico è addossare la colpa della povertà al singolo, invece che alla società, come se l’individuo fosse povero per una sua mancanza, perché non sa stare nelle logiche di mercato.
La vera colpa invece è statale.
Lo stato ha favorito privatizzazioni e multinazionali, speculando su questi favoritismi, contemporaneamente è stata smantellata qualsiasi forma di welfare; così la casa, il lavoro, la salute e l’istruzione non sono più garantiti, in quanto diritti, ma vengono venduti come prodotti, come merce.
“La povertà materiale è l’effetto di un problema strutturale -ha concluso il sindacato- che vede la sua origine nel modello sociale ed economico neoliberista. Sono di queste giorni le ultime rilevazioni statistiche, che mostrano un aumento netto delle disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza. Nel 2016 il 5% della popolazione deteneva il 30% della ricchezza complessiva. Il 30% delle famiglie più ricche ha circa il 75% del patrimonio complessivo, con una ricchezza media di 510 mila euro. Qualsiasi intervento, che realmente vuole contrastare la povertà, deve essere legato ad un investimento nel welfare”
Secondo l’Usb Viterbo, i punti di partenza per parlare di reddito di base sono l’erogazione di un beneficio economico, calcolato sulla soglia della povertà relativa e il sostegno al reddito indiretto. Pertanto deve essere garantito l’accesso gratuito agli alloggi pubblici, ai servizi socio-sanitari ed educativi e ai trasporti. Entrambe queste misure devono essere accessibili a tutti, italiani e stranieri, non l’ennesimo motivo di discriminazione ed esclusione sociale.

Non è più possibile aspettare, welfare e diritto al reddito devono essere la priorità.

Luca Paolocci